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martedì 31 ottobre 2017


Cento anni fa...Caporetto....la Grande Guerra...la disfatta


Dal Diario di Carlo Tana: 

31 ottobre/1 novembre 1917


La mattina (del 31 ottobre) era buon tempo ad una cert'ora ci avviammo coll’idea di andare verso Spilimberg (Spilimbergo). Con noi volle venire anche il sacrestano la vecchietta e il suo figlio,    la sposa e il suo piccino non li rivedemmo.
Dopo poco piu di un quarto d’ora di cammino l’aspirante (ufficiale medico Sterbini) era andato avanti col mulo    aveva trovato il careggio (cariaggio) in parte del reggimento ove ci fermammo.
Fù li che trovai Cantagalli il quale mi raccontò la vita del suo battaglione, pochi si erano salvati il resto erano rimasti prigionieri, lui era stato fortunato avendolo lasciato addietro il suo ufficiale per guardargli la roba, anzi mi dette un paio di stivalini ed una pagnotta di pane.
Il capitano che comandava il primo battaglione aveva comandato anche la compagnia llla quale io appartenevo (10° compagnia) mi voleva bene l’avevo visto venire alla mia compagnia da sotto tenente comandava il plotone il quale io ne facevo parte. Ci eravamo fermati a poche centinaia di metri da Trasaghis (sul Tagliamento)  il dottore col caporale maggiore se n’ erano andati in quel paese, la popolazione se n’era già andata. Io ero rimasto alla carretta    vennero a prendere della pasta e del formaggio e si fecero la pasta asciutta    me ne lasciarono un bel piatto che andiedi poi dopo a mangiarla. (...)  Il giorno stesso facemmo dietro front passando poi per l’altra riva del laghetto, salimmo una strada militare che a stento le povere bestie poterono trainare la caretta fino ad una frazione (Interneppo?) ove ancora a popolazione non era partita.  Trovammo l’artiglieria da montagna la quale preparava le sue carrtte per partire, e ci dissero. <dove andate? Noi abbiamo l’ordine di partire (per ritirarsi a a sud-ovest) e voialtri andate in su? (verso nord)>
Il capotto del dottore era sulla caretta, era un capotto d’artilieria lui veniva dietro a cavallo ci diceva di spingere la caretta e uno con una pietra appena le bestie si fermavano pronto a metterla  sotto la ruota quindi non potevamo fare attenzione a tutto, avevamo anche la sua bicicletta, ad un certo punto il suo capotto cade per terra e si infanga, incomincia ad arrabbiarsi dicendo che voleva sgomberarci, io rimetto il capotto sulla caretta ma dopo poche centinaia di metri ricade ed il mulo lo calpesta, allora va su tutte le furie ed io stanco non potei frenarmi quindi gli risposi, avevo la pagnotta sotto quella che Cantagalli m’aveva dato mi disse cosa ne fai quasi m’era tentato di tirarla via ma in quei momenti il pane era raro. Mi disse <Tana io sono stufo!>  Era divenuto nero di rabbia <appena raggiunto il battaglione entrerai alla tua compagnia cosi proverai a fare anche tu le schioppetate cogli austriaci>. Io avrei pianto di rabbia non per  entrare in compagnia quanto per essere rimproverato senza averne colpa.
Giunti alla frazione lasciammo la carretta   mi carico lo zaino e due barelle e mi avvio,  dietro avevo il caporale maggiore  Grazzini, il caporale era rimasto alla caretta, ci raggiunge l’aspirante Sterbini (dottore) era già addolcito    da una lavata di testa a Grazzini poiché non ha preso qualcosa anche lui e gli fa prendere le barelle.  Giunti sul colle si passa subito la visita agli ammalati.
Il comando e parte del battaglione s’erano messi in due capanne e la mia compagnia s’era attendata. Mangiavano patate che ancora erano nei campi anzi il maggiore ne aveva fatto raccogliere. Anche gli ufficiali erano sprovvisti (di cibo), il dottore gli disse subito (al maggiore) che aveva della coppa e mi mandò alla carretta a prenderne ed anche dei fiammiferi che c’eravamo provisti a Tolmezzo. Ci installammo dunque in una stalla, sopra dormiva una compagnia.
La sera cocemmo delle patate dei marroni che dei compagni avevano trovato a Trasaghis. Dormimmo in un buon materasso di fieno ed il giorno appresso lo stesso, si vedeva in basso il Tagliamento, sei pezzi di artiglieria ogni tanto sparavano qualche colpo ove erano contracambiati.
Il maggiore aveva fatto estrarre delle patate, i soldati se ne andavano di qua e di la senza riguardo ma dall’altra parte (del Tagliamento) ci vedevano, non sapevamo però ancora se erano tedeschi o austriaci,  scendevano dalla montagna davanti a noi.



Non ricordo se fu la prima o la seconda sera (del 31 ottobre o del primo novembre) che eravamo noi giunti lassu mentre l’undicesima compagnia stavano dividendosi le patate cotte un proiettile di piccolo calibro cade sul tetto e parecchie lastre cadono sopra i soldati, fuggono tutti restano incolumi ho quasi nulla di male. Noi eravamo nella stalla fatto per posto di medicazione il dottore era in collera con Leuzzi (suo attendente) e con Graziani caporal maggiore non ricordo perché; io stavo facendomi la barba, il sangue mi dette un tuffo ma proseguii il mio lavoro. Il caporal maggiore era divenuto come una pezza lavata. Il dottore s’era calmato e mi disse <bravo Tana. Te ne faccio i miei complimenti, sempre cosi calmo> e intanto biasimava il caporal maggiore.


in rosso è segnato il percorso del 49° R.to : tra il 31.11.1917 e il 2 novembre 1917 da Tolmezzo si trasferiscono nelle vicinanze di Trasaghis dove preparano trincee e posti di difesa per resistere sul Tagliamento davanti a Osoppo insieme alle divisioni 20, 33 a sud di Osoppo e 36, 63 a nord di Osoppo; invece successivamente (4 novembre) ricevono l'ordine di andare in Val d'Arzino attraverso la Forca Armentaria. e in Val d'Arzino a Pradis le truppe combattenti tentano di fermare inutilmente l'avanzata delle truppe  tedesche che avevano varcato il Tagliamento a sud di Osoppo aggirando le difese italiane

lunedì 30 ottobre 2017

Cento anni fa...Caporetto....la Grande Guerra...la disfatta


Dal Diario di Carlo Tana: 

30 ottobre 1917



(La mattina del 30 ottobre) Il battaglione sfila , il maggiore in testa pensoso passa e dice di seguirlo, vado di corsa ad avvisare il dottore mentre gli altri preparano la carretta.
Il tempo passa e piove. Incomincia (il dottore) a saltare (ad agitarsi perché è) senza caffè ma è un  in’utile (agitarsi), finalmente partiamo, piano piano seguiamo la colonna mista  incontriamo un branco d’artiglieri disarmati accompagnati da carabinieri  proseguendo troviamo un uomo accanto ad un maiale bianco grasso, (il maiale) non camminava più e il povero uomo lo adorava,  si vedevano carretti rovesciati di biancheria  donne tutte bagnate poverette (che) avevano passato la notte fuori    si vede già un cavallo morto e uno strascico di indumenti militari.
Debbo dire che nella notte (fra il 29 e il 30 ottobre) avevamo sentito una grande esplosione, cosa era avvenuto. Il ponte di Tolmezzo era stato fatto saltare a mezzanotte, cosi ci dissero poi stato l’ordine anzi si disse che il ponte fosse pieno di gente io però nell’acqua al mattino nulla constatai.
Proseguendo la strada dopo circa tre ore di cammino ci fermammo ad un paese dentro un cortile    eravamo tutti bagnati fino alle ossa    il dottore va in una casa ed io e gli altri compagni in una stalla ove v’erano due vacche, si torce (strizzano) le mantelline poscia ci si stropiccia le mani sulle bestie per riscaldarci.
Dopo qualche tempo gli altri vanno in casa poi l’aspirante mi manda a chiamare anchio (anche me). Avevano mangiato la polenta e me ne dettero un po’  (…) con un po’ di formaggio   la mangiai con molta avidità e fossimo stati soli le avremmo certamente detto di farne un’altra ma (data) la presenza del dottore non osammo fiatare.
Sappiamo che il nostro battaglione è avanti e ci prepariamo a ripartire ma piove sempre.
Mentre stiamo accomodando la caretta stracarica una donna viene in cortile e piange dicendo che v’è l’ordine di partire, tutti si mettono a piangere ed una povera vecchietta (è) quasi pazza di dolore. Gli altri di famiglia sono decisi a partire ma non sanno come fare per trasportare la donna, il sacrestano del paese dice di essere un suo parente e tenta di consolarla ma è inutile, gli offriamo la caretta ma è mal comoda  abbiamo l’incerato ma senza archi  (…). Ci si prova per caricarla ma si dibatte ed al fine il dottore perde la pazienza e ordina di partire. Poveretti avevano bene ragione di (non voler) abbandonare la sua casa, si conosceva che nulla gli mancava e dovevano possedere il terreno per lavorare (…) però erano, i suoi uomini,  alle armi.
Dunque partiamo da quel paese e (per strada) carichiamo una vecchia e un bambino coprendoli con l’incerato. Prima di partire fummo chiamati in una casa ove v’era un alpino ferito ad un piede   lo medicammo e gli facemmo l’iniezione antitetanica.
Strada facendo ci imbattiamo nel sindaco di quel paese il quale se ne partiva con sua famiglia cioè la moglie ed un piccolo bambino    (andavano via) col cavallo tirando un carrettino.
Per istrada troviamo vacche, maiali, capre alla deriva, ogni tanto siamo fermi, era una strada di campagna ed in certi punti i carri e altri veicoli pesanti affondavano   al di sotto della strada  v’erano casse di pasta rovesciate    per istrada uno strascico di indumenti di vestiario roba che i soldati stanchi di portare tal peso li gettavano via. In una salita riusciamo a passare avanti a molte carrette finché giungiamo alla cima. Di lassù  si vedeva sotto un lago e piu lontano il Tagliamento, scendiamo tale strada che appena il freno puo reggere, dobbiamo noi pure tirare indietro. Quasi al fondo della discesa vediamo parecchi cannoni piantati (fermi) in un padulo (palude) fino al mozzo delle ruote. A sinistra avevamo delle alte montagne rocciose nelle quali si scorgevano dei sentieri scavati dai soldati e delle funicolari segno che lassù v’erano delle fortificazioni ed una linea di difesa.
Percorriamo ancora un po’ poi troviamo una frazione ove domandiamo informazioni sul 3° Battaglione del 49° Fanteria ma nessuno sa nulla e noi ci decidiamo a passare la notte li (ad Alesso).
Piove sempre dirottamente siamo fradici fino alle ossa discendiamo la vecchietta e il bambino ove dicono che l’indomani vogliono proseguire con noi non sapendo essi dove andare scendiamo pure una giovane sposa ed un piccolo bambino raccolti per  istrada. Ogn’una delle donne si cercano lalloggio e noi lo stesso.  Metemmo la caretta sotto un portico, distacchiamo i cavalli e li mettiamo in istalla.
Il dottore entra subito in una casa che mediante la sua autorità d’aspirante credeva comandare dappertutto ove si trovava. Anche noi eravamo andati in una casa accanto  avevamo un po’di pasta ma era poca  facemmo fare la pasta  asciutta che mangiammo con molta avidità, dopo facemmo fare pure la pulenta che non ne restò, la mangiammo colla coppa portata da Resiutta, avevamo anche il vino ove demmo a bere anche ai famigliari. Il dottore non ci dava pace ho che chiedeva una cosa ho l’atra al fine se ne andiede a letto. Con noi v’era anche il sacrestano e tutti insieme passammo la notte in cucina per asciugarci, io ad una cert’ora mi addormentai con la testa appoggiata sullo spigolo della cucina economica

sabato 28 ottobre 2017

Cento anni fa...Caporetto....la Grande Guerra...la disfatta


Dal Diario di Carlo Tana: 

28 / 29 ottobre 1917



A Resiutta (Carnia) scendiamo scarichiamo tutto il materiale e piove dirottamente (è il 28 ottobre) mettiamo la carretta un pò al coperto mentre il nostro battaglione si avvia sopra il paese per un ripido e stretto sentiero per la montagna quasi a picco, i mitraglieri anno le armi ispalla e vanno ad appostarsi sulla cresta rocciosa.
Sul treno avevo passato la notte (fra il 27 e il 28 ottobre)  sotto la carretta fra le ruote    però il vento mi aveva bagnato lo stesso.  I cucinieri preparano il rancio di pasta, il pane già non si sa dove andarlo a prendere     nessun ordine    e neppure sappiamo ove sia il resto del reggimento poiché era partito avanti a noi.
Nel paese sono impressionati (impauriti) e parte (dei paesani) si preparano a partire, nella stazione si sgomberano i materiali più importanti.
La strada è zeppa di soldati, vanno indietro e qualche reparto va avanti   passano degli artiglieri che trainano un pezzo, cavalli d’artiglieria coi soli finimenti  segno d’avere abbandonato i pezzi, un cannone è stato piazzato vicino alla stazione ed ogni tanto spara qualche colpo, un camion carico di proiettili viene fermato e resta li.
Vorrei asciugarmi ma in cucina vi sono donne e bambini   non ci si puole (può) accostare, i miei compagni sono andati in una stanza  hanno potuto asciugarsi un po   dopo (ci) vado anch’io.
Per tutta la giornata è sempre passato (un continuo passare di) soldati uomini civili donne e bambini, chi porta la capra chi la vaccha (vacca) e chi il vitello   tutti si trascinano qualche cosa.    Dei soldati chiedono se vi sia da mangiare   uno (un civile) per un po’ di carne e dell’uva ha dato in cambio ai cucinieri la vacca.
Viene un treno ma non possono caricare tutti i civili e quelli che montano sul treno non possono portare nulla con se, le povere donne che con tanta fatica dopo aver fatti parecchi chilometri dovevano lasciare la sua biancheria i suoi oggetti più preziosi piangevano   il cuore cominciava a sentire qualcosa.
Nella sera i civili hanno l’ordine di partire e piove sempre.
A sera il battaglione scende (dalle postazioni), sono tutti fradici  gl i zappatori hanno minato il ponte e fatto degli appostamenti per mitragliatrici    la nostra carretta è fuori   anche i due muli  cioè un mulo e un cavallo sono anch’essi all’acqua   metto lo zaino al riparo poiché potrebbe darsi ve ne fosse bisogno   oppure (ci fosse) l’ordine di partire.
All’imbrunire la truppa è pronta per partire   solo i nostri sparano qualche colpo di cannone che neppure sappiamo ove tirino  e sempre sotto l’acqua i soldati, vedendo che non si conclude nulla e nulla si vede, vanno a girare (per le strade)  e ritornano con delle bottiglie o biscotti, altri ogni tanto vanno in paese e ritornano tutti carichi di carne di maiale damigiane di vino o liquori  sembra sia giunta la cuccagna (dicono <o bere noi o i tedeschi>) cosicché in principio i superiori non volevano ma dopo i magazzini sono in balia dei soldati, ma il troppo fa male e molti si sono ubriacati.
Noi carichiamo qualche damigiana di liquori che gli ufficiali avevano tolto ai soldati e parte le dovettero rompere poiché anche alla partenza volevano trasportare con se tali bibite (e ovviamente non era possibile)
La truppa è sfilata, anche noi ci avviamo dietro piano piano e benché bagnati fino alle ossa e cada sempre acqua ci consoliamo bevendo ogni tanto un sorso di vino o di qualche altro liquore, fatto un venti minuti di strada mi accorgo di aver lasciato lo zaino di sanità e me ne torno indietro di corsa e lo trovo al posto lasciato, in fretta rifaccio la strada fino ad un punto ove avevano arrestato la carretta dovendo fare una mulattiera. Strada facendo avevamo visto dei soldati  i quali erano trascinati dai compagni   parte erano per terra su un monte di ghiaia o caduti dentro la siepe, il dottore diceva <lasciali fare questa (acqua) gli fa bene e domattina saranno piu vispi di prima>
Facemmo la mulattiera   saliva molto   ed ogni tanto trovavamo dei soldati in mezzo all’acqua od il fango    chi aveva perso le coperte chi l’elmetto od il fucile    andando incontro ai tedeschi  v’era da farsi poco morale.
Giungiamo sul costone sopra Resiutta    un vento del diavolo,  in vece d’acqua era allora grandine   mi coprivo il viso con la mantellina perché faceva male,  bisognava veramente avere del alcool in corpo per poter sopportare il dottore Sterbini (che) visto che non si stava troppo bene ed in verità neppure si combatteva se ne ritorno’ più in basso ove v’era una capanna, io e Grazzini caporal maggiore rimaniamo lassu’ collo zaino di sanità. Il battaglione s’era messo contro la montagna che ancora v’era parecchio per arrivare in cima ed intanto avevano incominciato ad accendere il fuoco ma era difficile, tutta la legna che tagliavamo era verde o bagnata, qualcuno aveva bruciato anche le lettere della fidanzata ma faceva freddo e anchio andavo in cerca di legna ma poi specialmente la truppa era stanca e si abbandonarono al sonno, qualcuno s’era fatto un po di tenda ma noi due ci sedemmo sullo zaino e ci mettemmo le coperte in capo   il caporal maggiore si addormentò ma io preso dal freddo mi prese lidea di ritornare ove avevo dimenticato lo zaino colla speranza di trovarvi il fuoco e giu di corsa viddi parecchi soldati distesi a terra come morti ma nulla badavo uno era in mezzo alla strada in una pozzanghera.
Giunto ai piedi del monte viddi una baracca illuminata e vi andetti   la trovai dei conoscenti dello stesso battaglione degli alpini ed artilieri, era un deposito della sussistenza   v’era ancora dei pezzi di carne e tante casse di Torigiani (Conserve alimentari L.Torrigiani contenuto in grossi barattoli di latta: servivano per condire il rancio) il quale serve alla truppa per fare il condimento del rancio.
Mi levai le scarpe misi il tascapane e la boraccia ove v’era una mangiatoria, mi asciugai e ad una cert’ora mi decisi a rifare la strada ove parecchi disgraziati erano ancora al solito posto.
Giunto nuovamente al posto  il caporal maggiore era sempre al solito posto  neppure s’era accorto mi fossi allontanato ed io tacqui mi chiese se nella boraccia avevo piu cognac, dovetti mentire e gli dissi che l’avevo messa al mio fianco e forse qualcuno me l’aveva rubata. La boraccia mi fù rubata ma alla baracca e suppongo fossero gli alpini ed ora pure mi dispiace essendo  una bella boraccia di alluminio doppia e piena di cognac! Nel tascapane avevo però due bottilie e delle scatolette.
Venne il giorno (del 29 ottobre) ed incominciammo a fare del fuoco il tempo era migliorato, avevano messo qualche pezzo d’artilieria da montagna ma nulla si vedeva e nulla si capiva a una cert’ora il battaglione sfila su per la montagna ed io resto li a scaldarmi, il caporal maggiore andette dal dottore e io intanto levai il sughero a una bottilia, era vino e buono, mangiai una scatoletta  pane non ne avevo e neppure fame.
Il battaglione non era ancora giunto alla cima del monte quando un maggiore d’artiglieria da montagna dette l’ordine di ritirarsi, forse le nostre pattuglie si erano incontrate con quelle tedesche.
Caricati i cannoni da montagna sui muli gli artiglieri si avviano alla discesa (verso Resiutta) quando incominciarono a passare i soldati del mio battaglione mi avvio io pure per la discesa credendo di trovare alla capanna il dottore ma era (già) partito, v’era a poca distanza un pezzo da montagna il quale sparava rari colpi, io scendo sempre verso il paese (Resiutta), giunto sulla strada erano (già) li con la caretta.
Nella notte e nella mattina nessun ferito era passato, degli ubriachi non se ne parlò, quindi non seppi piu nulla.
Giunti davanti alla baracca ove ero stato ad asciugarmi andetti a prendere due scatoloni di Torigiani   giunti al principio del paese ci fermammo, tutti i soldati liberi andarono per il paese ed andammo anche noi   entrai in un grande magazzino ove tutto era stato messo sottosopra, vetri e bottiglie rotte   nulla vera piu a mangiare   io mi presi un bicchiere a manico il quale ancora ho, poscia prima di andarmene  mi venne di guardare sul focolare ove v’era una cassa, vuota, faceva in quel punto scuro (c’era buio), mi venne di mettere una mano dentro   sentii qualche cosa di unto, guardai; erano due crosse mortadelle   a stento potei metterle una per parte sotto braccio, temevo mi avessero visto i soldati i quali correvano chi da una parte chi dall’altra ma forse non pensavano che in quel punto fosse rimasta tale roba.
Il dottore che mai aveva voluto si toccasse nulla fu molto contento e mi disse di tornare in giro.
Gli altri miei compagni avevano trovato una damigiana di anice e si mise tutto nella caretta.
Intanto guardando verso la cima ove era andato il battaglione si vedevano soldati scendere ed ogni tanto si sentiva qualche scarica di mitragliatrice poi più in basso s’erano riuniti qualche battaglione di soldati forse in attesa di ordini.
Partiamo verso la stazione che trovasi appena passato il piccolo paese, i borghesi erano partiti tutti ci rifermiamo passato il ponte   ma poi incomincia ad arrivare qualche pallottola quindi non è piu lecito attendere e ci avviamo di nuovo, il ponte è sbarrato.
Alla stazione povere donne e bambini chi si dispera chi piange attendono il treno ma forse non arriva piu.
Gli diciamo che sarà in’utile attendere   che lascino tutto e partano, si capiva che qualche treno era andato colà  era partito stracarico ma (gli) avevano fatto lasciare tutto, v’era quindi la stazione piena di biancheria ci avviamo per la strada che porta a Tolmezzo; la strada è zeppa di soldati senza guida  anche il nostro battaglione non può marciare riunito e qualcuno si sperde   strada facendo troviamo i muri di sostegno della strada pronti a saltare e i ponti lo stesso,  ricordo un bel ponte in cemento nuovo  verano le sentinelle il quale si raccomandavano di non passare su certi punti.
Strada facendo magazzini di rifornimento d’ogni genere sono a disposizione dei passanti  chi prende una cosa chi un’altra   fa compassione vedere tanta roba e doverla lasciare   io mi prendo un paio di mantelline poi debbo raggiungere la caretta di corsa.
Passata Resiutta debbo ricordare che fino ad un certo punto ci giungeva qualche colpo di cannone di piccolo calibro cosicché era un marciare in fretta   ven’era di tutti i corpi   uomini con carretti vacche capre alla deriva   una vera confusione    il dottore aveva fatto attaccare un becco alla caretta ma puzzava troppo ed infine lo fece sciogliere e lasciarlo in  libertà.
Piu ci si avvicinava a Tolmezzo e più fitti troviamo i borghesi   le povere donne e i bambini sono già stanche e parte anno già lasciato per via i suoi bagagli.
Ci avviciniamo a Tolmezzo   non è ancora sera   ci voltiamo indietro ove si vedono grandi incendi  sono depositi magazzini  al pensare stringe il cuore.
A Tolmezzo ci fermiamo incomincia a farsi sera.
Ci avviciniamo al ponte che attraversa il fiume chiamato Tagliamento ma non si passa essendo pieno di carri e di carrette   le famiglie civili si preparano a partire molti anno caricato piccole carette e le tirano a mano ma anchessi sono fermi.
I soldati cominciano ad andare in giro per il paese in cerca del bere
Il battaglione al quale appartenevo è potuto passare sfilando per uno ma parte si sono spersi.
Finalmente possiamo far avanzare la caretta ma giunti all’altra parte del ponte vi sono due strade ove domandiamo del nostro battaglione ma nessuno sa dirci nulla, ci arrestiamo e ritorno in paese in cerca del dottore e del caporale Dante i quali li trovai.
Il caporale aveva portato tante bottiglie di profumi e fiammiferi, il dottore disse subito <parte me le tengo per me e parte le regalo agli ufficiali>. Con una valigia piena di questa roba in ispalla raggiungiamo la caretta ove proseguiamo per la strada lungo il fiume, dopo poche centinaia di metri troviamo parte del battaglione i quali si erano accomodati a fianco della strada; pioveva e il dottore cercava lall’oggio benché avesse veduto anche il maggiore sotto una tenda  a forza di girare il dottore riesce a trovare da alloggiarsi in una baracca presso il ponte, noi avanziamo ancora un po’  mettiamo la caretta a fianco della strada e noi sotto (la caretta) con l’intenzione di riposarsi un poco, piove sempre ed è un continuo passare di soldati (…) è impossibile dormire ma si resta li fino a giorno e piove sempre

venerdì 27 ottobre 2017

Cento anni fa...Caporetto....la Grande Guerra...la disfatta


Dal Diario di Carlo Tana: 

27 ottobre 1917


Ferrovia facendo (il 27 ottobre) incontriamo un treno di ammalati, feriti, donne, bambini e monache.   Certe donne piangevano e tali (sor)ridevano come una (che) disse di venire da Cividale  aveva avuto paura perché qualche cannonata era stata indirizzata verso quel paese, andasse come volesse si sentiva contenta di allontanarsi.

Passammo vicino ad un campo di aviazione, gli areoplani non avevano pace andavano venivano a volte come stormi di uccelli si alzavano era la prima volta la quale vedevo in evoluzione tanti areoplani.
Andavamo verso Udine, una strada parallela si vedeva un po’a distanza piena zeppa di veicoli, di soldati e borghesi, tali posti sono piani e specialmente di sul treno si vede a grande distanza, ma per quanto l’occhio poteva vedere tutta la strada era zeppa avvolta in nubi di polvere.
Giunti a Udine incominciammo a conoscere ciò che può essere avvenuto.
La grande stazione è piena di civili    i bambini piangono    una vera confusione ma (..) dopo breve sosta il treno parte e va verso il fronte.

Mai avevo visto la decantata Carnia ma parecchia la misurai a piedi, senza sapere il fine. 



mercoledì 25 ottobre 2017

Cento anni fa...Caporetto....la Grande Guerra...la disfatta


Dal Diario di Carlo Tana: 

26 ottobre 1917


La mattina (del 26 ottobre) sembrava giorno di grande fiera,  passavano donne uomini bambini coi suoi greggi  cavalli e  carri, carrette,  una vera confusione;  nella stazione (di Coldroipo)   si vedevano automobili  i (le) quali davano segno d’essere passate fra la pioggia di granate e vedo passare un  treno d’artiglierie tutte infangate, conoscevasi bene, venute dal fronte (quindi stavano ripiegando ndr)
Era dopo mezzo giorno quando cominciammo a caricare (sul treno) i materiali    v’era il nostro colonnello Zampieri il comandante di brigata.
Tutto fu pronto (per partire) e nulla si sapeva (su) dove eravamo destinati,  mentre siamo per partire passa un treno di operai i quali venivano dal dietro fronte, si diceva <andrà bene però si presenta poco di bello (si sta mettendo male)>


Cento anni fa.....la Grande Guerra...Caporetto, la disfatta


Penso di fare una cosa "buona e giusta" pubblicare giorno per giorno a partire da oggi 25 ottobre cosa accadde cento anni fa a un soldato che abitava vicino al Progresso e che ha frequentato il Progresso negli anni tra le due guerre e negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale. Si chiamava Tana Carlo ed è scomparso alla fine degli anni cinquanta del secolo scorso lasciandoci tuttavia un diario di guerra del quale appunto pubblicheremo alcune pagine: aveva fatto solo la terza elementare ma non ha mai esitato a scrivere quello che vedeva e faceva; era portaferiti nel  49°reggimento della Brigata Parma, aveva combattuto sulle Dolomiti (in Val Biois e in Cadore) poi sul Carso (Castagnevizza) e dopo aver resistito agli attacchi austriaci sul fronte del Vipacco (Vertoce) era con la sua compagnia "a riposo" a Santa Maria La Longa, vicino a Palmanova in Friuli Venezia Giulia, quando furono "sorpresi" dallo sfondamento delle linee italiane a Caporetto (attuale Kobarid in Slovenia). 
A volte, leggendo quelle pagine, troverete alcune note in corsivo necessarie per comprendere  il momento storico, sia per rendere scorrevole il testo, spesso con errori ortografici e senza punteggiatura.



Il 24 ottobre l’offensiva austro-tedesca sfonda a Caporetto,  e  la brigata Parma da Santa Maria La Longa viene inviata dieci chilometri più a ovest tra Flambro e Talmassons per organizzare la difesa della testa di ponte di Codroipo sulla riva sinistra del Tagliamento; un successivo ordine prescrive invece alla Parma il trasferimento in Carnia ma da Codroipo parte solo il 49° Reg.to o almeno una parte di esso che in treno raggiunge  Resiutta il 28 ottobre, forse per schierarsi fra questa e Osoppo, mentre il 50° non riesce a partire e andrà a disporsi più a sud, fra Pinzano sul Tagliamento e Spilimbergo. Il Comando di Brigata e parte del 49° raggiungono  Gemona il 27 ottobre ma l’avanzata degli austro-tedeschi dalle colline di San Daniele  arriva quasi al Tagliamento a sud di Gemona, cosicché il comando del 49° e i battaglioni che avevano raggiunto Gemona passano il fiume e si dispongono al ponte di Braulins a difesa della stretta di Trasaghis e Monte Brancot difronte a Gemona, ma sulla riva destra del Tagliamento. Qui si ricongiungono alle altre compagnie del 49°, fra cui quella di Carlo, fatte velocemente retrocedere da Resiutta: queste, nella notte fra il 29 e il 30 ottobre, attraversano il ponte sul Tagliamento a Tolmezzo e il 31 raggiungono Trasaghis attraverso la via che costeggia il lago di Cavazzo.  Il 49° R.to rimane a Trasaghis fino al 4 novembre, quando,  per sottrarsi all’accerchiamento austro tedesco, insieme a tutta la 63° Divisione della quale fa parte, sarà costretto ad un altro rapido ripiegamento verso la Val d’Arzino.

Dal Diario di Carlo Tana: 

24 e 25 ottobre 1917


Dopo sei o sette giorni (che ero a S.Maria la Longa) vi fu l’ordine di fare le iniezioni anticoleriche ma mentre si faceva  tale operazione venne l’ordine di cessare e prepararsi (a partire). Portai il mio zaino al magazzino dentro una grande cantina poscia partimmo d’alloggio in fretta senza neppure consumare il rancio (24 ottobre).
Andammo fino a Pescotto (Friuli) poi attendemmo notizie per qualche ora, poscia venne l’ordine di ritornare indietro fermandosi al prossimo paese poco distante da S.Maria Allalonga (..). (Abbiamo) fatto un po di sosta tanto per riunirsi insieme essendoci qualcuno i quali avevano alzato il bicchiere (ed) erano rimasti indietro.
Era già dopo mezzanotte e faceva poco caldo     non vedevo l’ora di arrivare a S.Maria Allalonga persuaso di trovare il mio battaglione e potere riposare, ma giunti ai baraccamenti (vediamo che i battaglioni della Brigata) erano partiti senza nessun ordine per noi, ma noi stanchi andammo a riposare,  la mattina  (del 25 ottobre) partimmo, traversammo parecchi paesi come  Castion di Strada e S.Andrat.
 A Castion di Strada mangiammo un boccone   (…) qualcosa mangiai anchio  poi scrissi una cartolina illustrata, si sentivano già chiacchere  (voci che) i reggimenti a riposo erano tutti partiti. Giunti a un ponticello ove passava un piccolo fiume a poca distanza da S.Andrat sulla quale sponda  v’era stato fatto una trincea da molto tempo, vedemmo una sezione di mitraglieri del 50° fanteria con piazzato le loro mitragliatrici     ridemmo e dicemmo <sarà per istruzione>.
Giunti a S.Andrat vera sulla strada con diverse ragazze una sposa (a casa del)la quale in quel paese (durante un periodo) a riposo avevano messo il posto di medicazione     mi trattenni un po’ a chiacchierare e mi disse: (…): <è vero che i tedeschi sono a Gorizia?> io risi e gli dissi <è impossibile>. Ma lei mi disse  essere la verità   almeno cosi (pensavo che) a lei l’avevano data a bere. Camminammo  camminammo  fino a che trovammo il reggimento ed un battaglione gia in marcia, cercai subito la carretta di sanità   avevo sete e fame   ero proprio giunto all’ora del rancio. Mi dissero scherzando <bravo ti mandiamo d’alloggio e tu ritorni dopo di noi>
Dopo mangiato partimmo giungendo a Coldroipo   a notte trovammo (per strada) molti buoi e vacche,  ci dissero che ci ritiravamo,  rimasi di pietra non sapendo ne cosa ne’ come.
Passammo la notte in un campo e non si sapeva nulla     faceva un po freddo e pioviscolava.